Terapie - La Via dell'Ascolto Profondo
ASCOLTO MUSICALE - ASCOLTO DI SE'
La musica e il simbolo sono intellegibili ma intraducibili. In senso linguistico non significano nulla.
Nella musica e nel simbolo esiste un altro tipo di pensiero che sta altro rispetto al linguaggio. Un pensiero tutto affettivo, concretamente corporeo, che fino dalla fase prenatale lascia delle tracce indelebili sul corpo del feto e dell'infante.
E' una nuova via del sapere. Il corpo è il repertorio di questo sapere.
Con la nascita del linguaggio, l'essenza dell'ascolto musicale e del simbolo come fatto corporeo viene dimenticato. Eppure dentro quel corpo, nel suo cervello - dice Denis Gaita - "è presente un telaio di sagome, di gesti, un tempo segnati dalla gioia o dalla paura, profili neurologici di affetti che si riaccendono nella melodia di una frase, nel ritmo di una sequenza di suoni, nell'armonia di una partitura".
Quelle sagome, quei gesti, quei profili tracciati dalla musica sul corpo del feto e del neonato possono d'improvviso accendersi e suggerire pensieri. Pensieri che nascono nel cuore, che cambiano la nostra percezione del mondo e ci trasformano.
La musica - come dice lo psicanalista Franco Fornari - "ci collega con l'ante rem universale: con la musica torniamo nel grembo materno, dove il corpo si è formato, sviluppato e si è disposto a nascere". Per questo la musica è uno dei nutrimenti di alta qualità necessari allo sviluppo del feto e del neonato.
La musica si presente come il sommo fatto estetico, nell'accezione greca del termine AISTHANOMAI, cioè sentire con i sensi. Ma i sensi sono il corpo.
Scrive il filosofo Umberto Galimberti: "La musica si sente con il corpo, come i baci e le carezze, come un altro corpo adagiato su di noi. Per questo la musica è eros. E come l'eros vive l'istante, vive tutti gli istanti che si susseguono, ognuno dei quali si estingue mentre sorge l'altro. Come ogni nota e ogni accordo lascia il posto al successivo".
La musica non significa niente altro che quello che è. La musica, a differenza di ogni altro avvenimento, è contemporaneamente forma e significato.
La musica come fatto erotico ospita, nella sua totale ambiguità, una ricchezza di sensi e di significati che finiscono, in alcuni casi, per trascendere il corporeo. In generale la società vive la musica come un avvenimento di cultura. La musica finisce così per diventare un oggetto culturale cioè un simbolo morto.
Siamo noi, con il nostro atteggiamento, con la nostra partecipazione profonda, durante l'ascolto, a trasformare la musica in un fatto vivo e soggettivo. L'ascolto profondo ci consente di coordinare i cinque sensi e cioè di approdare a un ascolto corporeo totale.
Ascoltare significa allora concentrarsi in un punto particolare del corpo, su cui fare convergere le energie di tutti i sensi. Concentrarsi significa interrogare il corpo e ascoltarlo. Con la musica diventiamo l'oggetto dell'ascolto.
L'ostacolo più grave per questo tipo di ascolto è rappresentato dalla mente analitica. Fu una mente analitica a stillare questa falsa definizione: "il ritmo è la divisione simmetrica del tempo". Sono i ritmi tecnologici quelli simmetrici. In natura e nelle forme musicali antiche, presso i popoli legati alla natura, i ritmi non sono simmetrici.
LA MUSICA CI CONSENTE DI CRESCERE: non è una crescita verso l'alto ma verso il PROFONDO.
Crescere è discendere in quella parte oscura e sconosciuta di noi che non conosciamo o che abbiamo dimenticato. Di lì si può ripartire per un viaggio di risalita.
Un ascolto profondo, in musica, ci permette di cogliere il significato di RIPOSO. Il corpo anche quando si riposa pulsa, si rigenera, si trasforma. Come fa la musica, che anche nelle situazioni di stasi, vibra, sussurra, si espande. Per dirla con le parole di Eraclito.
L'uomo e la musica sono come il fuoco: l'unico modo che ha per riposarsi è di vibrare. Il rosso balugginio del fuoco sotto la cenere.
La musica è il supporto indispensabile per quei percorsi di visualizzazione immaginativa, che ci consentono di modificare gli stati di coscienza.
La forma più avanzata di meditazione attiva parte dal presupposto che la nostra attenzione non deve essere concentrata sulle cose e sugli avvenimenti, ma sul mettere le varie cose e i vari avvenimenti in relazione tra loro. Ma tutto questo rientra nell'ambito del sacro.
La relazione tra la musica, il simbolico e il sacro è strettissima.
Il sacro è connessione: entriamo nel sacro quando incominciamo a collegare parti apparentemente lontane dalla nostra esistenza e queste, a loro volta, ai diversi misteri che ci circondano.
Tutto questo insieme di connessioni avviene sotto l'effetto del suono e della musica.
Collegare i sensi, collegare gli avvenimenti, collegare gli organi del corpo, attraverso la rarefazione, l'anima, per trasformare il corporeo in psichico, cioè in flusso di coscienza e questa - come dice Antonio Damasio - in valori etici.
Le modificazioni della coscienza come unico possibile percorso di saggezza, che possiamo riassumere in così: AMPLIO LA COSCIENZA QUINDI SONO.
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